Marco Zanini saluta la direzione quinquennale da Rochas con un coup de téâthre. Letteralmente, perché è all'opera "Lo zoo di vetro" di Tennessee Williams che si è rivolto nell'ispirazione. La passerella, che chiude un'esperienza decisamente benefica per il fascino e la considerazione di un marchio prima piuttosto appanato, è una felice ricapitolazione della sua disciplina estrosa. Un esempio: gli sbuffi di piume di struzzo che avvolgono il collo del piede in modo piuttosto stravagante, in alternativa a quelle in coccodrillo decisamente più regolari. Si passa poi al disegno, classico e impeccabile, di gonne dritte e tubini di grande compostezza, cappotti che vestono con una pennellata netta la silhouette e giacchine molto pulite e perbene. Ma lo scarto d'inventiva e unicità si palesa nella resa maniacale dei tessuti, con effetti materici sorprendenti. Il tema del cristallo si cala come una diaframma sul velluto, sbocciato di rose iridate, e vela come di una pellicola d'acqua la seta duchessa e il pizzo satinato. Bottoni vitrei e brinature di swarovski termosaldati accrescono il luccichio magico dell'insieme. Meglio sanno fare solo gli abiti in sottilissimo lamé plissettato, sotto cardigan diafani di lurex che sembrano intessuti d'aria.

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