Si aggiunge alla lista degli italiani arruolati a Parigi il nostro Alessandro Dell'Acqua, dopo il passaggio di staffetta con Marco Zanini alla guida di Rochas. Maison fondata dall'omonimo Marcel nel 1925 e chiusa nel 1958, per poi sopravvivere solo di profumi. Come già avvenuto per il suo predecessore, l'immaginario di un marchio dai caratteri piuttosto labili e sfumati è il vero banco di prova di un'identità tutta da rifondarsi. E del resto, questo esercizio di riscoperta di nomi appannati dal tempo - come Ungaro e Vionnet- vorrebbe suonare come un antidoto, come un momento di cultura che possa fare sognare questa moda fin troppo asservita al commercio. Dell'esperimento di Zanini Dell'Acqua recupera certi stilemi come la linea ad A e l'inclinazioni ai volumi in grande scala. Ma in lui tutto acquisisce una dimensione più plateale, ricca di corposità. Sarà certo a motivo dei tessuti, velluti e densi panni di lana, ritagliati in pepli dall'architettonica baschina. Di jacquard e broccati, che rendono opulento il discorso delle trame. Di quella scultorea pelle in vernice che fa delle camicie e delle bluse una gabbia croccante. Spioventi e ampie sono poi le gonne, in doppia sovrapposizione; avvolgenti i cappotti in mohair. Gli abiti, semplificati nel disegno quanto preziosi nelle finiture, sbocciano di cristalli e pennellate di paillettes. Per una prima prova che strappa meritati applausi.

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