Raf Simons ama stare fuori dal coro, sembra volerci dichiarare con la scelta di sfilare alla periferia di Parigi. Una distanza geografica e ideologica che si contrappone, di riflesso, alla prossima prova della couture. Negli spazi post-industriali della galleria di Larry Gagosian va in scena «una forma nuova, condita di sapori artificiali». Di fatto ci si stupisce che il sintetico degli abiti non si laceri nell'andatura febbrile della passerella. È un dato di fatto che la parabola dell'uomo in gonna tocchi qui un vertice assoluto. Questa concitata rivoluzione nell'attitudine virile passa attraverso un torso dilungato, a colpi di chemisier abbottonati alla gola e t-shirt di grande formato che sfiorano le cosce- al di sotto trapelano talora calzoncini ridotti all'osso. Stesso dicasi per la canotta, tanto lunga da sembrare un grembiule. Vi si disegnano allucinatorie stampe pop-art: caratteri tipografici e vestigia di un consumismo alla Warhol. Ma niente è nostalgia o citazione qui, come pure ci confermano i trench smanicati a pannelli di colore e le scarpe-sneaker di proporzioni monumentali. Concediamoci del tempo per digerire tanto futuro.

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