La stagione delle donne. Ma si è da Prada, e il femminismo si spoglia di ogni nostalgia deteriore. La figlia della borghesia milanese che da giovane si è spesa nei furori di un sogno sessantottino ha poi giustamente preferito l'arte. L'idea che si fa rivoluzione, meglio. Perché nella sua concezione iconoclasta della moda il futuro è un abito da indossare tutti i giorni. Così non stupisce se la passerella è una ripresa dai murales di strada, dai colori selvaggi che inebriano ed elettrizzano. E non ci sorprende che i volti femminili disegnati a tinte forti sulle pellicce estive (ossimoro di una lunga serie) siano opera di artisti. Nomi come Miles El Mac Gregor, Mesa, Gabriel Specter e Stinkfish, senza omettere gli illustratori Jeanne Detallante e Pierre Mornet. L'insieme dà le vertigini e spinge l'acceleratore contro chi voglia trovare una sintesi tranquillizzante: graffiti e muralismo alla Diego Rivera, espressione di rivincita sociale e sapore di periferia, eccletticamente frammisti al barocco delle gemme finte; la suola carrarmato sotto il sandalo e il bracciale da gangstagirl con piume tribali; le borse da signora perbene e i calzettoni da calcio. In una parola, streetwear e voluttà salottiera-sublimati a sorpresa dalla colonna sonora di Britney Spears. Una collezione beffarda e imprevedibile, degna della Miuccia che più c'invidiano.

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