Ed è subito stampa- direte in coro, con aria di sufficienza. Eppure Mary Katrantzou , l'incontestabile regina del pattern in tutte le salse, per una volta cambia registro. E il risultato, a sorpresa, non manca di una sua lirica bellezza. Il taglio a scodella delle indossatrici la dice lunga su una volontà di astrazione che guarda al cibernetico non meno che all'Oriente. In questo senso il colletto alla coreana e i pantaloni che sbucano da sotto la gonna, alla maniera asiatica, sono solo alcuni dettagli di un disegno dosato e sapiente. Profili taglienti, drappeggi, bombature scultoree, orli sghembi: tutto concorre alla rievocazione del futuribile e dell'origami. Poi, l'idea semplice, che altrove farebbe gridare alla banalità. Intendere gli abiti come una tela, imprimervi foto digitali di paesaggi reali o fittizi. Un notturno lunare, rami ritorti sotto la neve, le insenature di un lago di montagna. I riflessi metallici del satin ne accrescono il fascino, la doppiatura in tulle ne dissolve i contorni in una nebbiosa, onirica profondità. Per non dire delle brevi aggiunte in pelle nera, istoriata da motivi a rilievo, e del nuovo pizzo high-tech come fuso nel lattice. Qui c'è dell'arte.

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