Nero, come una coscienza rosa da mille tarli. Sembra che Raf Simons indulga ad una feroce introspezione del maschio contemporaneo. A mezzo di un sartoriale, iconografia spicciola di virilità, sospeso tra il poliziesco e il fascistoide. Sugli innappuntabili completi di giacca sciancrata e pantaloni di taglio agile ecco dunque un coronamento di pelle e cerature lucide. Un plumbeo monocromo plasticoso che si ritaglia nel doppiopetto e nell'impermeabile monumentale, talora allacciato strettissimo alla vita come un corsetto. Effetti glitter sulla lana e bestiario puerile di balene e dinosauri sulle maglie, le uniche a introdurre guizzi di colore, sono un ricordo d'infanzia. Ma l'inquietudine fa di nuovo capolino nei guanti di pelle, lisci e aderenti come li porterebbe un killer seriale. (Gabriele Verratti)