Basta fare una ricerca veloce su Google per scoprire come Annemarie Schwarzenbach, scrittrice e personaggio tra i più singolari degli anni '30, sia tra le più sofisticate incarnazioni dell'androginia: capelli corti alla maschietta, pullover e camicia, tratti indefinibili sospesi tra i caratteri del maschio e della femmina. Eleggendola a musa ispiratrice per la sua prima collezione da Jil Sander, Rodolfo Paglialunga gioca d'astuzia. Lui, che vanta sul curriculum l'esperienza da Prada e lo sforzo meritorio di avere infuso nuovo fascino in Vionnet, del marchio più essenziale della moda sottolinea l'attitudine alla solidità. Dacci oggi il nostro rigore quotidiano, dunque, a mezzo di un guardaroba che confonde il sesso biologico con trovate singolari, ma sempre portabilissime. Al posto della gonna il bermuda con piega al mezzo e gambaletto in pelle, al posto dei pantaloni una gonna a portafoglio, quasi un rettangolo di tessuto serrato in vita dalla cintura. Li si completa, di regola, con golfino e camicia da intellettuale esistenzialista, polo con colletto a contrasto, dolcevita arrotolato nelle maniche a scoprire il gomito. Le giacche? Di taglio virile, private dei bottoni, si allacciano con fermaglio. In cotone croccante, dall'orlo arriciato a coulisse, le bluse. Gli abiti? Superati dal due pezzi con canotta; solo in un caso si avvista una vestaglia ridotta all'osso, dalla profonda scollatura a V. Perché qui l'eleganza è lontana anni luce dal rutilante circo di starlette e vip dell'ultima ora, e lo stile bada alla sostanza.

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