A Parigi sfila l'Autunno-Inverno del Re del trasformismo: Jean Paul Gaultier regala un viaggio in un futuro fantascentifico che sorprende.
Ispirata dalle immagini dalle immagini del film Gravity di Alfonso Cuarón, la collezione di Gaultier è un tuffo nello spazio: tute aerospaziali rivisitate, con punti vita accentuati da maxi cinture, guanti in tulle trasparente e altissimi stivali cuissards in gomma.
I volumi colpiscono: le spalle si gonfiano, il capo si circonda di cappucci composti da anelli importanti, ma non si tratta di un pretesto scenico volto all'eccesso. Ogni capo che sale in passerella deriva infatti da un must have di lunga tradizione: c'è il trench, con zip metalliche applicate, ci sono le pellicce, i pantaloni a sigaretta e i maxi maglioni con inserti e zip metal. Gli stessi boots ricordano i classici Wellington.
L'accessorio che caratterizza la passerella? L'ombrello, chiuso, da portare a mano.

I colori aggiungono poi un accento che ricorda quei film Anni 90, alla Demolition Man, che raccontano lo stereotipo delle società del futuro sconvolte da tumulti politici, evolute (nel bene o nel male) perché in grado di imparare dagli errori del passato. A dominare è il grigio fumo in tantissime declinazioni, intenso, opaco o satin, abbinato a toni di verde dal salvia e oliva e qualche sprazzo di colore arancio corallo.
Le uscite finali giocano mostrano invece un'inversione di marcia: l'anarchia prende il sopravvento, bandiere inglesi adornano anche abiti lunghi e svolazzanti, anfibi e earcuff profumano di cultura punk. C'è sorpresa, c'è energia in tutto ciò che Jean Paul Gaultier crea, regalando ad ogni stagione passerelle degne di memoria.