È il designer stesso a confessarcelo. «Lo spunto è venuto da Baudelaire, ma alla fine ho rinunciato al mio istinto dark per assecondare una nuova femminilità». Non fiori del male dunque, ma di languido romanticismo. Perché i pantaloni pigiameschi e le sete da vestaglia, da sempre sulla passerella di Haider Ackermann, mostrano qui una dolcezza senza precedenti. Merito delle tinte polverose e cipriate, dei grosgrain dai riflessi di madreperla. Permane la sottile vena androgina, con giacche purificate dai revers e chiodi da aviatore nella morbida resa del camoscio- ma ecco che gli sbuffi di chiffon, come rose troppo mature, si sgranano tra lembo e lembo. Altrove, invece, la silhouette si fa più sexy e rigida nel bustier, sottolineato in vita da doppi giri di cintura. Fluida e leggerissima la maglieria, con bluse solcate da profonde scollature.

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