Un collezione della Madonna, alla lettera. Dopo il grugno dei rottweiler, i fiori di sterilizia e le viole del pensiero, questa volta è il turno dell'icona cattolica più icona che ci sia. Riccardo Tisci ritorna sui sempiterni calli della sua blasfemia pop, crogiolandosi nelle delizie del peccato piuttosto che invocando la redenzione. Se non fosse per l'intrusione di una rosa color sorbetto e di un bianco che intende ricordare l'ostia della comunione, la sartorialità dei completi in nero assoluto farebbe pendere la collezione verso un rigore tutto pretesco. Col vezzo, si capisce, di grembiuli in organza che sono la riedizione trasparente dello scapolare. T-shirt e felpe, istoriate con un lunare volto della Vergine, celebrano il consueto rito di sportività muscolare che tanto piace al designer. Ma niente è tanto suggestivo ed insieme sconcertante come le stampe sbiadite sul bomber, quasi essudazioni da lenzuolo della Sindone. Zuccherini per ogni fashionista che si rispetti e che, ne siamo certi, saranno un successone. (Gabriele Verratti)