La scenografia mozzafiato che simula un incidente d'auto c'introduce nel nuovo corso di Givenchy. Non più felpe e magliette da streetwear couture, non più erotismo da ghetto e bassifondi, ma un nuovo prototipo di diva indomabile e conturbante. È così che Riccardo Tisci riscrive il glamour da tappeto rosso, secondo uno stile innegabilmente suo. La metafora dello scontro automobilistico rievoca innanzitutto un cortocircuito fra le culture. Qui sono due a meticciarsi e a confondersi in esiti imprevisti. Da un lato il giapponismo del pigiama a kimono, nella sua variante più sexy tenebrosa, con alternanze di tessuto lucido e opaco e una generale tendenza alla sovrapposizione scultorea; dall'altro le suggestioni dell'etnico africano, con i collari dove si aggrappa il jersey drappeggiato, i ricami di perline policrome e le maschere di cristalli che rendono astratto il viso delle modelle, le gonne plissé e le fasce che s'incrociano sul seno come l'armatura di un idolo tribale. Una passerella potente e fiera, come l'ideale di donna a cui si rivolge.

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