Omaggio al Paese del Sol Levante, funestato dalla catastrofe naturale dello scorso marzo. Tutta la gratitudine di Giorgio Armani si manifesta in una ripresa dei motivi più tradizionali dell'estetica nipponica, con opportuna rivisitazione in chiave moderna.

Il tralcio fiorito di ciliegio e il ventaglio di carta offrono il destro per fresche stampe sulla seta, che guizza coi suoi colori acquerellati e vividi dalle incisoni oblique praticate sull'abito di velluto, mente le piastre della corazza da samurai inaspettatamente si trasfigurano in un mosaico di lustrini sul corpetto rigido.

Le giacche, con l'insellatura a pagoda, scivolano insieme fluide ed aderenti sopra pantaloni di taglio maschile, movimentati appena da una accorta svasatura. Altrove una fascia rigida, in pelle luccicante di vernice, rapprende la tunica elegante e la cintura, alla maniera dell'obi, si allaccia su origami di tessuto.

La generale impressione di liquida fluidità si esalta nel contrasto coi copricapi, concepiti come un insieme di riccioli e volute rigidamente scultorei. (Gabriele Verratti)