Alla passerella di Giambattista Valli giova il riferimento a Pier Paolo Pasolini e all'Arte Povera. Ecco dunque tradursi in abito il lirismo rurale del primo e il gesto che schiude le possibilità più intense delle cose proprio della seconda. L'apertura si segnala per succinti cocktail dress e short racchiusi dentro volute di tessuto, scultorei ma senza ridondante teatralità. Perché l'impressione di una povertà elegante e pura è sempre lì a smorzare l'eccesso. Le vesti si scindono alla vita oppure sono lievi come un velo, lasciando trapelare il body al di sotto. Vi si aggrappano motivi stampati a caratteri alfabetici (omaggio palese all'opera di Alighiero Boetti), spighe di grano intessute d'oro, petali vibranti come ali di farfalla, col concorso squisito dei monili: bracciali bruniti, cinture che si ritorcono come cordicelle di bronzo dorato, rami intrecciati a dare collane umili e preziose. Sulla seta il disegno di una gemma in sezione, sulla tela ruvida come iuta fioriture di perline. Una semplicità che rasserena e delizia.

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