Erdem Moralioglu e la sua ossessione per la botanica. Perché sul tema floreale ha costruito un'immaginario potente, riconoscibile, senza rischiare la ripetizione e lo sbadiglio. Questa volta, però, le sue fioriture sono intossicate dal veleno di specie rare e misteriose. La passerella è una serra tropicale, con sottofondo di PJ Harvey. Gli abiti? Sono un incanto, preziosi come vestaglie ottocentesche, vaporosi e lievi nel tulle e nel velo intrecciato. Le corolle, si diceva, sono citrine oppure plumbee, verdi e bluastre, inframmezzate da foglie di banano. Stupefacente il pizzo edoardiano; applicato sulle tuniche di cotone bouclé, sofisticatissimo nel disegno di voliere e arcate di vetro, sospeso tra il candido virginale e il pathos del nero assoluto. Nella trasparenza la silhouette si addolcisce, sfuma in pura sensualità, come accade anche anche la maglieria- sembra quasi tessuta d'aria. Senza tralasciare le gonne e i cappotti estivi, fluttuanti di piume su piume. È l'esito di un nuovo romanticismo drammatico, lussureggiante e meraviglioso, appena lambito dal peccato.

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