Per una volta Erdem Moralioğlu si diletta a corteggiare il suo lato più oscuro. Ed ecco che la colonna sonora hitchcockiana va di pari passo con una passerella conturbante fino alla psicosi, sbocciata di fioriture gotiche e soprattutto dominata dal nero nelle sue più intense sfumature. Il floreale come contrassegno stilistico dunque permane, così come la predilezione per una certa signorilità bon chic bon genre. Il fatto nuovo è vedere come quelle impeccabili longuette e quei perbenistici cappottini svasati siano intossicati da un inconsueto senso del dramma. Nerissimi sono il pizzo intagliato a rose, la punteggiatura di pois in neoprene, le paillettes a scaglie macroscopiche. Plumbea anche la blusa in pelle sottile e la canotta in velo dal colletto arricciato a gorgiera trasparente. Il tulle, del resto, è un altro protagonista di rilievo: si avvolge come un sudario sugli abiti facendoli evanescenti; più spesso ingabbia le soffici sottogonne in piume di struzzo, come a trattenere in un diaframma quella nuvola vibratile. Le stesse piume che fluttuano dalle corolle come pistilli filamentosi. Virtuosismo mozzafiato in un disegno di funerea stupefacente bellezza.

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