Una collezione che parla di ‘eleganza psichedelica’, per definizione del suo stesso stilista, quella presentata da Dries van Noten. Ad accogliere gli ospiti, in un’enorme sala del Grand Palais, tre artisti, intenti a dipingere un murales. (Il risultato del loro lavoro è visibile sul sito driesvannoten.com). Nel frattempo, in passerella, protagonisti sono abiti che paiono, loro stessi, dei dipinti. Cappotti, giacche, pantaloni. Tutti dal taglio classico, ma arricchiti di stampe surrealiste. Le opzioni ci sono tutte, dalla timida incursione di una camicia colorata sotto a un abito formale, fino al total look. Una passione, quella per le stampe, che abbiamo già visto sulle passerelle di van Noten, ma che oggi diventa imprescindibile. Per le silhouette i riferimenti sono agli anni 70 e all’abbigliamento militare, quando tocca ai blazer e ai cappotti a doppiopetto e con il collo importante. Gli accessori sono ridotti al minimo, come a sottolineare che ciò che conta – che faccia o meno il monaco – è l’abito, mentre gli accessori sono, come dice la parola stessa, accessori. (Giada Borioli)