A pochi giorni dall'inaugurazione della retrospettiva a lui dedicata a Les Arts Décoratifs, Dries Van Noten sfila in passerella con una dichiarazione di poetica. Il confronto con gli archivi della prestigiosa istituzione deve aver prodotto in lui una potente estasi creativa, che nello studio a ritroso delle sue passate collezioni approda a una felice sintesi. Dei temi tradizionali del suo repertorio si approfondisce il gusto per le forme rétro, con gonne godet e colli che si arricciano a gorgiere, maniche ricadenti in balze e cappottini torniti con cintura stretta alla vita. I volumi sono come di consueto sovradimensionati e monumentali, le superfici contaminate da motivi stampati ipnotici e stentorei, i pantaloni ampi e mascolini per meglio combinarsi con elementi sportivi: un giacchino dal fondo in nylon, un bomber percorso da cerniere. È l'espediente che riesce a produrre una cacofonia armonica, stridente e per questo maledettamente contemporanea. Il floreale è tinto all'evidenziatore, richiamato da macroscopici gigli appuntati sull'abito, e fa il paio con i vortici optical che brillano di raso e tonalità sature. Per un insieme sofisticato ma senza retrograde opulenze, esotico e urbano come solo riesce a Van Noten.

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