Potremmo partire dal presupposto che le sfilate di Rei Kawakubo non sono per tutti. Meglio forse asserire che sono decisamente per pochi. La sensazione dopo aver visto la passerella di Comme des Garçons per l’autunno inverno 2014-15, è similare a quella provata in un museo di arte contemporanea. Un mucchio di panni in una forma concentrica, posti al centro della sala. Allo stesso modo tessuti morbidi si accumulano l’uno sull’altro dando vita a forme teatrali, dai volumi ampissimi –come dimenticare le rivoluzioni vinte, dalla stessa designer, in quest'ambito, stagione dopo stagione. E un po’ come in quella sala del museo, ci si ritrova davanti ad abiti che abiti non sono, quantomeno non nel senso più comune. Esasperazione resa materia. Sono le paure più insite nell’essere umano che diventano realtà. E se questa realtà è bella o brutta, sta proprio a noi deciderlo. Da parte sua, l’ispirazione scelta da Kawakubo deriva proprio dai mostri che ogni essere umano nasconde dentro di sé. Le nostre fobie, i nostri incubi e la mancanza di ordine. La paura del caos, forse.

Parlare alle masse di una moda che supera il glamour e diviene sensibilità non è cosa facile. Ancora meno lo è avere gli occhi per leggerne il messaggio nascosto.