Nei necrologi seguiti alla scomparsa di Louise Wilson pochi ne hanno messo in luce la durezza persino brutale, l'acuta introspezione psicologica, la logorante richiesta di superarsi sempre e comunque. Tra i suoi studenti c'era anche lui, Christopher Kane. La passerella di oggi è un tributo alla memoria, a quei metodi d'insegnamento severi e senza sconto che l'hanno reso uno dei designer più compiuti e originali degli ultimi anni. Rovistando nella scatole di vecchie fotografie, ecco una serie di quelli anni al Central Saint Martins: un'opera di Nobuyoshi Araki, un corpo legato in una torsione sadica. L'idea della corda è la sublimazione di quello stimolo visivo, e con la corda il designer intreccia tuniche eleganti su una base di trasparenza, disegna twin-set di tailleur perbene eppure così seducenti, trasforma l'orlo in coulisse e serra con duplice fiocco il blazer di taglio maschile. Il bondage? Appena suggerito, con eleganza estrema, nei modelli da cocktail costruiti come un collage: le maniche in pelle, sull'addome una raggiera di tessuto. Tuttavia l'incanto maggiore viene dal binomio di satin e tulle, negli abiti a corpetto scultorei su gonne vaporose, negli incroci di velo che orlano le vestaglie da sera. Vestibilità e sogno, taglio impeccabile e sperimentalismo: sarebbe piaciuto molto a Louise.

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