Elegante, semplice e composta. La donna mandata in passerella da Christian Dior durante le sfilate parigine ha uno charme classico. Aprono la passerella una serie di completi neri, giacca e pantalone, abiti o giacca e gonna al ginocchio, tutti dalla figura composta e strutturati per evidenziare ed enfatizzare la figura a clessidra della donna, grazie al punto vita segnato - o in alcuni casi strizzato in una cintura lucida - e a un rigonfiamento appena accennato all'altezza dei fianchi. In serie, poi, compaiono sotto ai riflettori capi più ricercati, colorati, stampati. Bustier aderenti fino alla vita e poi aperti come corolle appena sotto. Una sfilata importante, questa, per la maison francese. Si è trattato, infatti, del debutto di Raf Simons come direttore artistico, dopo l'addio di John Galliano e la parentesi provvisoria di Bill Gaytten. Una sfilata carica di aspettativa. Che Simons ha saputo accontentare, proponendo una collezione innovativa, ma al tempo stesso rappresentativa di tutti i punti cardine della storia del marchio. Rimangono le gonne a corolla, i colori pastello, il tailleur Bar e le fantasie floreali. Ma si arricchiscono di un tocco nuovo. Come se il macro fosse rimasto invariato, ma il micro fosse stato reinterpretato. Le silhouette rimangono quelle di sempre, ma ogni centimetro di stoffa in passerella parla di novità: ricami, paillettes, canutiglie. Tutto viene usato per dare un tocco di contemporaneità allo stile storico della maison. Soddisfacendo un pubblico d'eccezione: ad assistere al debutto dello stilista belga, oltre alle celebrity di sempre e a quelle del momento (tra cui Marion Cotillard, Sharon Stone, Charlene di Monaco, Marisa Berenson, Inès de la Fressange e Olivia Palermo) anche uno stuolo di stilisti - evento più che mai raro. Tra gli altri, Alber Elbaz, Riccardo Tisci, Kris Van Assche, Marc Jacobs, nonché un caposaldo della grande moda francese, Azzedine Alaïa. (Giada Borioli)