L'idea non si disgiunge dall'emozione, il taglio spericolato non offende una classicità di fondo. Quando Raf Simons è in forma smagliante, la sua passerella diventa presto una cartina tornasole dei tempi moderni. Nelle sue parole la nuova collezione di Christian Dior è un'ode alla donna di potere, a suo agio in contesti in contesti metropolitani. Una figura atletica, amante della velocità di pensiero e atto. Per questo la prima cosa a notarsi è il suo incedere, accompagnato da un nuovo accessorio-feticcio: la décolleté, la più tradizionale e disadorna, adagiata a sorpresa sul fondo di una sneaker. E però la citazione sportiva non si esaurisce qui. La serie è disseminata di altre felici astuzie, come le stringhe di scarpa da tennis che allacciano fianchi effetto bustier e l'uso insistito del matelassé. Soffici e rigonfi come duvet sono i tubini di ultima generazione e le gonne a campana, recise di sbieco, Poi, com'era inevitabile, la ferocia iconoclasta del designer si scatena sugli emblemi della businesswoman. Il cappotto è smanicato e tinto all'evidenziatore, il doppiopetto gessato si riformula come una petite robe, la sciarpa monumentale costituisce un trompe-l'oeil visivo senza precedenti, il grigio argento dell'astrakan è insidiato dal rosa e dal violetto. Infine, gli abiti. Fluenti in lunghezza oppure nati come da sovrapposizione, con tralci fioriti di cristalli a pinzarli sui fianchi. È l'unico cedimento al decorativismo in una definizione di bellezza audace, femminile senza zucchero, suggestiva e spietata insieme. In una parola, attualissima.

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