Arcobaleni di colore su dress leggeri, dove le pennellate di acquerello diventano stampa prediletta e dove l'album da disegno si trasforma in accessorio che fa la differenza. Le modelle artiste di Karl Lagerfeld sfilano sulla passerella in cemento grezzo del Grand Palais al ritmo di Picasso Baby di Jay Z tra sculture e quadri dedicati a Chanel, a sottolineare l'amore del designer per il brand e per l'arte, connubio anticipato già dall'invito che recitava un poco enigmatico "Chanel Art...". Ecco dunque che alle giovani pittrici si uniscono i più classici tailleur che mescolano nei colori accesi del fucsia e ciclamino i motivi del tartan con quelli del pied-de-poule e ancora gli abiti smanicati in lana con colletto e bottoni sul davanti che si aprono lateralmente lasciando libero il movimento. Il check regna sovrano sviluppandosi su giacche futuristiche che vengono indossate senza maniche o su tailleur matchy.

La sensazione è di un défilé più soft rispetto a quelli a cui ci aveva abituato Lagerfeld, senza catene o elementi punk, ma con invece trasparenze, inserti in pizzo e silhouette più pulite, dove sono il ricamo e l'applique preziosa a parlare.

Interessanti e già chiacchierate sono le décolletées "a calzino" - forse sarebbe meglio chiamarli stivaletti - rinominati da Jane Bruton, direttore di Grazia UK "shocks", crasi tra "shoes" e "socks" e degni di nota anche gli zainetti, sempre più un punto di riferimento per gli accessori firmati Chanel, mentre continua l'ascesa della cosiddetta "Brick bag" a forma di mattoncino, disponibile in diversi colori e anche in splendida variante degradé.