Il decimo anniversario di direzione creativa. Per Francisco Costa l'importante traguardo offre il destro per una riflessione sulla sua poetica; in altre parole, sul minimalismo sportivizzante che sempre l'ha contraddistinto. La prima novità si ravvede nella palette, che dalle ristrettezze puriste del bianco e nero finalmente giunge al colore. Secondo, l'introduzione di soluzioni volumetriche e di taglio piuttosto ardite. Vedi gli abiti che come guaine, con un lembo che deborda asimmetricamente sul fianco; le costruzioni per blocchi di tessuto, sovente greve e denso come un foglio di gomma da pneumatico, così come le pieghe trasversali sul busto. Terzo, e qui sta veramente il dettaglio più insospettabile per un purista della sintesi, il ricorso alle frange. Lingue policrome che sfuggono alla giacchina in bouclé di cotone e dalla gonna retiforme, quando non siano lì a suggerire una versione post-moderna della tunica flapper. Le felpe, individuate da un oblò di velo trasparente, si dilungano sulla tennis skirt a plissé tanto quanto le canotte. Ed è l'inevitabile omaggio all'atletismo cui siamo qui abituati.

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