Da Bottega Veneta non si finisce mai di apprezzare la mano sapiente di Tomas Maier, la sua riduzione all'essenza che non scade nel minimalismo asciutto, la bellezza bisbigliata sottovoce e per questo più intensa, come un'ossessione di cui non ci si sbarazza. Oggi l'idea si concentra sulle ballerine, sulle loro movenze, sulla grazia. Un pretesto, a dire il vero, per sviluppare quell'atletismo rilassato e senza fronzoli che ha già raggiunto grandi esiti nella collezione maschile. L'apertura si segnala così per un body di maglia, sormontato da un cardigan dall'aspetto ruvido, entrambi virati al grigio. Seguono i riferimenti sportivi, sublimati e trasfigurati: i pantaloni da tuta in jersey aderiscono alle forme, il soprabito si dilunga come un accappatoio, la blusa è una quasi-felpa con tascone centrale e quel collo che sembra sfumare in un abbozzo di cappuccio,Le tinte? Polverose e prossime al neutro. Poco a poco fa però il suo ingresso il denim, scuro e lasciato con gli orli al vivo, specie nel completo sartoriale e negli abiti di gusto anni 50'. Il bon ton rétro, tuttavia, è corretto nella costruzione che procede per asimmetrie e saldature di tessuto. Nei modelli in cotone, un popeline croccante e frastagliato come carta lavorata a pieghe, tale modernità si accentua: la superficie è umile e dimessa, punteggiata da rade applicazioni di rete e paillettes- striature luccicanti, come graffi di casuale opulenza. Il quadrettato vichy, infine, qui lavorato in panneggi e increspature che lo rendono vissuto, doppiato da stralci di velo. Sempre velo anche a sera, per modelli di raffinata semplicità, lambiti appena dai cristalli.

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