Per celebrare l'importante ricorrenza del venticinquesimo anno di attività Max e Lubov Azria hanno deciso di rispolverare l'archivio. La ricerca, lungi dal tramutarsi in una riedizione dei più celebri cavalli di battaglia, intendeva riflettere sullo spirito del marchio. Risultato? Una collezione che s'impernia sulle mille vite possibili della camicia. Il caposaldo del guardaroba maschile è destrutturato, tagliato con assertività e inciso da oblò che offrono lo spunto per inserti di rete; i suoi polsini si fanno macroscopici e si legano in vita come una cintura; lo sparato è arricchito dalla tipica plissettatura del plastron, seppure in seta georgette. Altrimenti le cascate di cotone e twill si dilungano in chemisier e abiti a peplo che hanno perso ogni rigidità e sono invitanti di leggerezza. Le gonne si allacciano talora a portafoglio, per completarsi con giacchine ai minimi termini (non mancano top cropped che scoprono l'ombelico). Qualche intromissione di stampa rettile e floreale, a blocchi puramente decorativi, prima delle ultime uscite in scaletta. Che prevedono tuniche lunghe e asimmetriche in tulle, con ricami di pizzi e perline piuttosto fuori tema.

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