Gli anni '90 della logomania. Alexander Wang li ha vissuti sui banchi del liceo, quando già esplodeva il suo interesse per la moda. Di quell'epoca la passerella di oggi vuole recuperare uno spirito più goliardico. L'idea di un design che si spende anche solo nel puro piacere di creare e nel divertimento che lo accompagna, oltre le pressioni delle leggi di mercato (e il pensiero subito corre alla grande responsabilità per la direzione creativa di Balenciaga). Ecco allora che la mano sportiva di Wang si scopre giocosa. Da un lato le commistioni di stile, con pantaloni da grisaglia d'ufficio recisi e scanzonati come bermuda da jogging e i giacconi tecnici che mimano i motivi del guardaroba sartoriale maschile; dall'altro la Nineties nostalgia, con le scritte beffarde sulla t-shirt, le camicie cropped e una tavolozza ridotta al grafismo del bianco e nero. Più, ovviamente, l'ossessione del logo. Con il marchio inciso a laser nella pelle come un pattern modulare. Lo si può avvistare sulle cinture, sulle canotte e sui trench. Persino sulle gonne, che una rigida pieghettatura a fisarmonica rende insolitamente scultoree. Uno sfogo tutto streetwear prima del ritorno a Parigi.

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