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Ognuno deve fare la sua parte: gli evasori paghino le tasse, lo Stato saldi i suoi debiti

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  • OGNUNO DEVE FARE LA SUA PARTE: GLI EVASORI PAGHINO LE TASSE, LO STATO SALDI I SUOI DEBITI

  • BY

    Bruno Vespa

  • L’invio di ordigni all’indirizzo di Equitalia ha assunto una tale frequenza da essere quasi uscito dalle prime pagine dei giornali.

    È una strategia intimidatoria grave e inquietante, non giustificata dagli atteggiamenti, talvolta troppo ruvidi, assunti dagli esattori della società.

    Equitalia è giovane, nata da un accordo tra l’Agenzia delle entrate (azionista al 51 per cento) e l’Inps (che detiene il 49). Dall’autunno del 2006 la nuova società per azioni ha assorbito le 37 società concessionarie che riscuotevano i tributi in tutta Italia.

    I risultati della pressione crescente negli accertamenti e nelle riscossioni ha portato, negli ultimi anni, a risultati eccezionali: il dato più recente parla di 23 miliardi tra recuperi di imposte dirette, Iva e contributi previdenziali.

    Il grosso problema italiano non è rappresentato dalla durezza di Equitalia, che da alcuni mesi ha allentato il morso per non creare disagi superiori ai vantaggi ricavati dalla riscossione. È, invece, la congenita abitudine dei connazionali a evadere le tasse.

    La cifra di 130 miliardi all’anno di imposte evase è ormai riconosciuta da tutti. I blitz di Cortina, Portofino, Roma e tutti quelli che verranno, rivelano che una parte consistente degli esercizi pubblici non rilascia regolarmente scontrini fiscali e che un numero impressionante di persone mantiene un tenore di vita mille miglia lontano dalla propria denuncia dei redditi.

    I dati forniti, nei giorni scorsi, dall’Agenzia delle entrate sui redditi d’impresa del 2009 sono scoraggianti. Gli orafi hanno denunciato 12.300 euro lordi l’anno, equivalenti a 789 euro netti al mese. Gli stabilimenti balneari 13.600 , pari a 10.472 euro netti.

    Spalmati sui 12 mesi, visto che il risultato della stagione serve a campare tutto l’anno, fanno 872 euro netti al mese. I tassisti, sul piede di guerra per le liberalizzazioni, sostengono di guadagnare 14.200 euro lordi l’anno, 911 euro netti al mese.

    Se questo fosse vero, come si spiegherebbe che il costo di una licenza a Roma corre intorno ai 150 mila euro? Più ricchi i baristi: 15.800 euro lordi, pari a 1.011 euro netti al mese. Più poveri gli albergatori (750 euro al mese netti), le tintorie, che non arrivano a 600 euro, i fiorai - sia quelli che hanno un negozio sia quelli con la bancarella - anch’essi intorno ai 750 euro al mese.

    Perfino i titolari di autosaloni (ma spero che, almeno qui, ci sia stato un errore) denunciano 12 mila euro lordi all’anno. E si tratta dei redditi degli imprenditori: se l’orefice ha un commesso, guadagnerà certamente almeno un po’ di più di 872 euro al mese.

    S’è mai visto un proprietario che guadagna meno del suo dipendente? Una delle proposte avanzate in questi giorni è che, per legge, un imprenditore non possa denunciare meno dei suoi dipendenti. È una soglia minima di decenza, ma non basta. Se si vuole
    che il fisco diventi un interlocutore sereno e che Equitalia non si faccia una fama peggiore del dovuto occorrono due requisiti: lo Stato giochi ad armi pari con i contribuenti, cosa che non accade, soprattutto per il pagamento delle fatture pubbliche.

    Ma i contribuenti siano più onesti, soprattutto per rispetto nei confronti di quei 17 milioni di lavoratori dipendenti e di quei 16 milioni di pensionati che si vedono trattenere le imposte alla fonte.

  • Grazia.it