RANDOM JOY
NON SI POSSONO CHIEDERE SACRIFICI E SPENDERE IN ARMAMENTI
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Nel mondo politico si è riaperto il dibattito sull’acquisto di 131 caccia bombardieri F-35 entro il 2026, che per l’Italia significa una spesa di 15 miliardi di euro. La decisione di aderire a questo costoso programma militare di otto Paesi (guidato dagli Stati Uniti) fu presa nel 2002 e già allora suscitò forti polemiche.
Ora, però, in un momento in cui, per far fronte al debito pubblico, il Governo è costretto a minare i fondamenti economici di ogni famiglia (lavoro, pensioni, assistenza sanitaria), l’idea di dedicare una cifra iperbolica all’acquisto di sofisticati strumenti di distruzione è inaccettabile.
Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, nel tentativo di giustificare questa manovra, sostiene che la penale da pagare sarebbe troppo alta e che rinunciare adesso agli aerei ci costerebbe quanto rimanere nel programma. Nulla, comunque, rispetto ai 15 miliardi stimati, tanto che il ministro pochi giorni fa ha ammesso una revisione dei piani, dicendo che «lo strumento militare ha una sua valenza, ma deve essere ricondotto a sostenibilità».
Ogni caccia costa 120 milioni, una cifra che basterebbe per costruire e far funzionare 85 asili nido. Non possiamo far passare sotto silenzio il fatto che ci apprestiamo ad aumentare il nostro debito pubblico per poter difenderci meglio da un nemico che non c’è (la nostra Costituzione non contempla guerre di attacco).
E ciò accade mentre chiediamo ai nostri malati di pagare una tassa sulla loro malattia: il ticket. Come senatore mi sono occupato della campagna “Stop F-35”, presentando una specifica petizione in aula, e continuerò a farlo. L’addestramento militare è finalizzato a uccidere e noi scienziati, impegnati nel movimento “Science for peace”, pensiamo che non possa definirsi civile uno Stato che insegna come seminare morte.
Per questo siamo a favore del progressivo smantellamento delle forze militari nazionali in Europa, in vista della creazione di una forza unica di peace-keeping. È lo stesso principio che ci spinge a combattere perché la pena di morte venga abolita ovunque nel mondo: un “omicidio di Stato” legittima solo la cultura della violenza e della ritorsione.
Senza pace non ci può essere progresso. La scienza ci ha dimostrato che l’uomo è un animale pacifico e che la sua aggressività è stata una necessità evolutiva, di cui oggi possiamo fare a meno. Il mondo di domani sarà guidato da chi ha capacità di dialogo e mediazione: l’aggressività sarà un handicap. Anche per questo ripeto sempre che il futuro è donna.