LA PEDOFILIA È UN’INFAME EMERGENZA. MA NON CI SONO MOSTRI IN OGNI SAGRESTIA

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01 Giugno 2011 by

ANSELMA DELL'OLIO

La Chiesa cattolica è travolta da un altro scandalo sessuale. Riccardo Seppia è il cosiddetto “prete pedofilo” di Sestri Ponente, incriminato per reati raccapriccianti. Le accuse, basate anche su intercettazioni all’apparenza inequivocabili, fanno gelare il sangue. Seppia sarebbe un predatore sessuale e un corruttore di minori, accusato di offrire cocaina in cambio di sesso e di spendere fino a 300 euro al giorno per procurarsi la droga.

La facciata della sua chiesa di Santo Spirito continua a essere imbrattata d’insulti sanguinosi, scritti con la vernice spray, contro l’uomo che doveva salvare le anime, non inquinarle. Il parroco sostiene d’aver comprato la droga per sé, non come merce di scambio per sedurre gli adolescenti. Ha ammesso d’essere sieropositivo, aprendo uno squarcio su un ulteriore, orripilante romanzo criminale.

Si sta formulando un’altra imputazione gravissima contro di lui: induzione alla prostituzione minorile. E qui s’alzano segnali d’allarme per qualunque garantista abbia seguito casi simili in passato. Seppia nega l’addebito d’abuso sessuale e difatti il chierichetto oggetto delle sue attenzioni (che dovrebbe incastrarlo) ha precisato che il prete non era riuscito a baciarlo.

L’accusa sarà, dunque, alleggerita e riformulata come “tentata violenza”. Messaggi attribuiti al prete scovati su siti gay sembrano inequivocabili, eppure è consigliabile la prudenza. Intanto, in un giusto processo, fino a prova contraria, c’è la presunzione d’innocenza. Ne abbiamo viste troppe per prendere per oro colato tutte le infamie stampate sui quotidiani (e ora sui blog, che controllano ancor meno dei giornali).

A volte sono illazioni di un poliziotto, un parente, un vicino, un avvocato, o di pettegoli ben contenti di spiattellare le loro opinioni, spacciate per verità inconfutabili. I cronisti, ansiosi di raccogliere chicche gustose, scrivono tutto senza controllare.

Persino noi del mestiere prendiamo per buone anche le sparate più grosse, che sovente si rivelano infondate. È vero che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, parla di “un’infame emergenza”, mentre è in fase di revisione la formazione dei seminaristi. Non va confuso il comprensibile “strazio indicibile” della gerarchia vaticana, con la certezza che ci sono mostri predatori in ogni sagrestia (lo stesso vale per i maestri d’asilo e lo spauracchio dell’allarme pedofilia).

Laicisti e riformatori progressisti danno la colpa alla presunta “sessuofobia” della Chiesa, all’obbligo della castità sacerdotale. Altri, con pezze d’appoggio più affidabili, l’attribuiscono all’aria dei tempi. È iniziata un’epoca di permissivismo erotico sin dal passaparola “sesso libero” del comunismo d’antan, continuato con il “gioioso” libertinaggio della filosofia Playboy, la rivista intellettuale-porno soft, radicalizzato dal pansessualismo Anni 60, detto “effetto Woodstock”.

La rivoluzione sessuale ha dato la stura all’idea che “Sodoma e Gomorra” sia un parco giochi innocuo e forse ha reso troppo elastica la coscienza di chi è tentato di considerare ormai superati certi tabù “bacchettoni”. In primo luogo, i figli vanno educati bene dai genitori, come il chierichetto che ha respinto le avances del prete. E non disonoriamo la maggioranza di religiosi devoti e per bene. Shakespeare ammonisce, nell’elogio funebre di Giulio Cesare: “Il male compiuto dagli uomini sopravvive alla loro scomparsa, mentre il bene è spesso interrato con le loro ossa”.

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