RANDOM JOY
BRADLEY COOPER: «VI PIACCIO PERCHÉ SONO ITALIANO»
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Faccio notare che la scelta è un po’ triste e che forse si poteva osare un po’ di più, ma mi viene detto che Bradley preferisce mangiare poco, più volte al giorno, che ha bisogno di un boccone al massimo tra dieci minuti, di più non può aspettare, e che quindi la caprese essendo di rapida preparazione va benissimo.
Accidenti. Non faccio in tempo ad articolare un pensiero del tipo: «Ecco che cosa succede a diventare l’attore del momento, quello che alcuni giornali già indicano come (l’ennesimo) erede di Cary Grant; quello che piace indistintamente a donne e uomini; quello al quale vengono riconosciuti talento, bellezza, intelligenza; quello che, essendo diventato famoso relativamente tardi, fino a poco tempo fa poteva ancora pensare di rimanere una persona normale, ma che dopo il successo incredibile di Una notte da leoni e quello attuale di Limitless, non può certo più nascondersi dietro alla facciata del ragazzo rimasto umile»... Insomma, non faccio in tempo a formulare questo intricato pensiero, che Bradley sbuca dalla stanza a fianco con il vassoio della caprese in mano. Già vuoto.
«Scusi, dovevo proprio mangiare», dice. E, mentre gli altri escono dalla stanza, mi stringe la mano per poi togliersi un pezzo di mozzarella che era rimasto incastrato tra i denti. Arrivato nei cinema americani il 18 marzo (da noi uscirà il 15 aprile), Limitless ha già incassato più di 70 milioni di dollari. È tanto in assoluto, lo è ancora di più se si pensa che è un film che non rientra in nessun genere specifico (un po’ d’azione, un po’ romantico, un po’ scientifico) e con un protagonista - Cooper, appunto - nemmeno ancora così divo.
È la storia di Eddie Morra, scrittore sfaccendato e del tutto inconcludente, con una fidanzata in carriera (Abbie Cornish) e pochissime prospettive per il futuro. Fino a quando un amico non gli passa una pastiglia di NZT, una nuova droga che permette di far funzionare il cervello, invece che al suo abituale 20 per cento, al 100 per cento. Eddie ne fa buon uso: in tre giorni finisce il libro che aveva in sospeso da anni, studia il giapponese e l’italiano, impara a suonare il piano, diventa un mago della Borsa, guadagna svariati milioni di dollari e si mette in affari con il magnate della finanza Carl Van Loon (un Robert De Niro finalmente di nuovo all’altezza del suo nome).
Un film, soprattutto, in cui il protagonista è inquadrato dal minuto uno fino al minuto 120 e si trasforma, da sfigato perdente con il capello lungo e sporco, a uomo d’affari esteticamente perfetto e vincente, passando da momenti di assoluto iperattivismo (quando è sotto l’effetto della droga) a momenti di totale apatia (quando è in astinenza).
Nella prima parte del film è un mezzo fallito, poi diventa un uomo di successo. Quando si è divertito di più?
«Quando interpreto il vecchio Eddie, non c’è dubbio. Anche il nuovo Eddie è stato divertente, però se dovessi scegliere con chi andare a cena e passare una serata, sceglierei il vecchio, senza dubbio».E prenderebbe NZT?
«Ovviamente. Perché, lei...».Be’, la proverei. Non so se ne farei un uso costante.
«Certo, anch’io. Credo che il film abbia successo perché ti fa immaginare come potrebbe funzionare il tuo cervello alla massima potenza. È una cosa che attirerebbe tutti, ma se ci pensa è esattamente l’effetto contrario che si vuole generalmente da una droga. Eddie lo dice, infatti: “Sono concentrato, sono produttivo”. La gente che prende droghe, invece, lo fa per sballare, non per lavorare».
In questo momento il film è primo al box office americano. Se lo aspettava?
«Oh no, assolutamente no. È un risultato pazzesco».Ha già idea di che cosa l’aspetta dopo questo successo? Voglio dire: praticamente è un punto di svolta…
«Come faccio a rispondere? Non ho idea di quello che succederà. Mi rendo conto che sì, forse qualcosa sarà diverso, ma nell’immediato non mi sembra. Questo lavoro è totalmente imprevedibile, non trova?».Pensavo che raggiunto un certo livello, una volta che si è sul binario giusto, poi si va dritti.
«Allora diciamo che non sono su quel binario: faccio ancora audizioni e devo lottare per ottenere i ruoli che mi interessano. Anzi, proprio l’altro giorno ne ho perso uno...».Forse non è il momento giusto per dirglielo: lo sa che io non ho nessun ricordo di lei in “2 single a nozze”, film che l’ha lanciata nel 2005?
«Ha problemi di memoria? Il film se lo ricorda?» (ride molto).Nessun problema, credo. Cioè il film me lo ricordo: è proprio lei che non ricordo...
«Forse perché ero completamente diverso: ero più grosso, pesavo dieci chili in più. Facevo il ruolo dell’antipatico (Sack, il fidanzato della ragazza di cui si innamora Owen Wilson, ndr)».Era ingrassato per il ruolo?
«Mi piacerebbe rispondere di sì, ma la verità è che no, ero proprio così».Non riesco a immaginarla grasso…
«Ma non ho detto che ero grasso. Ho detto che ero più grosso, robusto: il mio collo, per esempio, era enorme. Per A-Team, invece, ho dovuto completamente trasformare il mio corpo di proposito. Quello l’ha visto? Se lo ricorda?».“A-Team”? No, non l’ho visto. Scusi ma è colpa sua: fa troppi film da maschi, io quelli non li guardo.
«La verità è che non gli piaci abbastanza l’ha visto? E Appuntamento con l’amore?».Sì, quelli sì. Le commedie romantiche le guardo.
«Ma una vera commedia romantica non l’ho ancora fatta. Mi piacerebbe, però. A meno di non considerare sentimentale il mio ruolo in La verità è che non gli piaci abbastanza: interpreto un marito che tradisce la moglie, non è esattamente il mio ideale di romanticismo».So che è single. Almeno, così scrivono i giornali (è appena finita la sua storia con Renée Zellweger, la celebre Bridget Jones, ndr). Se la sente di dare una speranza alle donne comuni là fuori o lei frequenta solo attrici?
«Non parlo della mia vita privata».Le dà fastidio quando scrivono stupidaggini su di lei?
«Se è il prezzo che devo pagare per essere qui, fare questa vita, parlare di un film in cui credo moltissimo, be’, non è così drammatico in fondo. E poi, quello che scrivono i giornali su di me è lusinghiero: magari avessi avuto tutte le donne che mi attribuiscono...».Quindi quello che scrivono su di lei lo legge?
«Quando esce un film sì, leggo i giornali e guardo che cosa se ne dice sul web. Altrimenti no. All’epoca di Alias - una serie tv, scommetto che lei non l’ha vista - scrissero delle cose orribili: che ero sporco, che il produttore era pazzo a farmi lavorare... cose davvero brutte. La verità è che si diventa immuni: oggi me ne fregherei».A proposito, sa che cosa ho letto su di lei? Che da piccolo la scambiavano per una femmina. È una sciocchezza pure questa?
«No, è la verità».Come è possibile?
«Ero bello, biondo e avevo i capelli lunghi».Be’, mi sembra che lo shock non abbia avuto effetti negativi sulla sua autostima.
«Certo che sì! Odiavo quando mi dicevano che sembravo una bambina. È stato orribile e ce l’avevo con mia madre che mi lasciava i capelli lunghi. Ancora oggi quando me li taglio la chiamo per dirglielo. Anzi, l’ho fatto giusto ieri».E sua madre come l’ha presa?
«“No, ma che cosa hai fatto, ma che peccato!”: reagisce sempre così. E io: “Mamma, smettila. La cosa più importante non sono i capelli”».“La cosa più importante non sono i capelli”: potrebbe essere il titolo della sua biografia.
«È vero: è bello. Però temo che la leggerei solo io».A proposito di sua madre: sbaglio o è italiana?
«Sì, cioè italoamericana. I miei nonni sono nati e cresciuti in Abruzzo».E che cosa c’è di italiano in lei?
«Tutto: valori, morale, educazione, attaccamento alla famiglia, amore per il cibo. Davvero tutto».