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Andrea Camilleri e Alessandra Mortelliti: il successo è un vizio di famiglia

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Camilleri
Andrea Camilleri
Andrea Camilleri
Andrea Camilleri
Andrea Camilleri
Andrea Camilleri e Luca Zingaretti
Alessandra Mortelliti
Alessandra Mortelliti
Alessandra Mortelliti e Neri Marcorè
Alessandra Mortelliti
Alessandra Mortelliti
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Andrea Calogero Camilleri nasce a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, il 6 settembre 1925.
Credits: LaPresse

Negli Anni Trenta viene espulso dal collegio vescovile per aver lanciato delle uova contro un crocifisso.
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Nel 1954 partecipa con successo a un concorso per funzionari RAI, ma non viene assunto perché comunista.
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Nel ‘78 esordisce nella narrativa con “Il corso delle cose”, scritto 10 anni prima e pubblicato da un editore a pagamento.
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Nel 1994 pubblica “La forma dell'acqua”, primo romanzo poliziesco con il Commissario Montalbano come protagonista, ottenendo un enorme successo.
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Alessandra Mortelliti nasce il 7 aprile 1981 a Roma.
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Si diploma in recitazione presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 2006.
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Nel 2009 recita assieme a Neri Marcorè nel film “La scomparsa di Patò”, tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri.
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Nel 2010 recita nel film “Sposerò Nichi Vendola” di Andrea Costantino.
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In televisione ha fatto parte del cast de “Il Giovane Montalbano” per la regia di Gianluca Maria Tavarelli.
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  • ANDREA CAMILLERI E ALESSANDRA MORTELLITI: IL SUCCESSO È UN VIZIO DI FAMIGLIA

  • BY

    David Allegri

  • Andrea Camilleri è il “papà” del commissario Montalbano, ma è anche il nonno di Alessandra Mortelliti, l’attrice che ha recitato nel primo film mai realizzato da un libro dello scrittore siciliano. Che, davanti a noi (e a lei), ammette: «E pensare che ho fatto di tutto per non farla accettare all’Accademia!».

    «Lo sapete che vi assomigliate parecchio?». «Oddio, spero di no, lei è uguale a sua mamma. Comunque, Alessandra, se dovessi confondermi durante l’intervista, non esitare a correggermi. Sto diventando sempre più rincitrullito».

    «Non ti preoccupare, nonno, non sei affatto rincoglionito, come dici sempre tu...». Siamo a Roma, nel quartiere Prati, di fronte alla sede della Radio Rai. Più esattamente nel salotto dello scrittore Andrea Camilleri, l’autore del Commissario Montalbano, ovvero colui che, da 20 anni a questa parte, vede ogni suo nuovo libro nella top ten italiana - l’ultimo è La setta degli angeli (Sellerio). Tra pupi siciliani a grandezza umana, librerie colme di romanzi di George Simenon e del suo amico Manuel Vázquez, lo scrittore ci riceve insieme alla nipote Alessandra Mortelliti, attrice e protagonista di La scomparsa di Patò, il primo film per il grande schermo tratto da un romanzo del nonno.

    Alessandra, com’è Andrea Camilleri?
    «Pesante!», la anticipa lo scrittore. «Se così non fosse, non mi celerebbe, sino all’ultimo, ogni cosa che fa. Mi fa vedere le sue opere solo a cose fatte. Viene da me e mi dice: “Sai, nonno, ho scritto questa cosa”. Quando a me sarebbe piaciuto leggerla per primo».

    È così?
    Mortelliti: «Be’, già sono timida in generale, figuriamoci se non ho timore del tuo giudizio».

    La nipote di Andrea Camilleri scrive? Che cosa?
    Mortelliti: «Un monologo, Famosa, che sto portan- do in scena a teatro. È una storia ambientata in Ciociaria e ha per protagonista un ragazzo che crede di essere una donna mancata e che sogna di diventare ce- lebre partecipando a un talent show».
    Camilleri: «Mentre io faccio un uso molto personale del dialetto siciliano, lei impiega un misto di romanesco e rom italianizzato, una ricerca linguistica che funziona. Ha preso il coraggio di portarlo in scena dopo avere inviato anonimamente il testo a un concorso. Non voleva passare per la “nipote di”...».

    Lei, Andrea, parla ancora il siciliano?
    Camilleri: «Mia moglie è romana di origine e milanese di educazione. Ogni tanto mi attaccavo al telefono e stavo ore a parlare con gli amici rimasti sull’isola per rinfrescare il dialetto, ma adesso sono l’unico superstite, mi è rimasto solo un cugino. Ma con lui ci facciamo lunghe chiacchierate».

    Suo nonno ha due milioni e 300 mila soci nel suo fan club. E lei, Alessandra?
    Mortelliti: «Se su Facebook arrivo a 850 ami-ci è già tanto. Lui è imbattibile, gli vogliono bene tutti».

    In privato, però, com’è? Prima ha risposto lui...
    Camilleri: «E continuo! Alla mia età si può dire la verità. Per esempio che non sono stato un buon padre: facevo il regista, ero sempre in giro per l’Italia, o in studio. Però sono stato un buon nonno. Io e Alessandra avevamo un rituale pomeridiano quando lei era piccola: facevamo il gioco del negozio di stoffe. Lei era specializzata nella vendita dei foulard e io ero un cliente molto pretenzioso. Ho sempre trascorso molto tempo con i miei nipoti. I più piccoli, Francesco e Silvia, avevano il loro ufficio
    sotto la mia scrivania».

    Ha scritto i romanzi di Montalbano con i ni- poti letteralmente tra i piedi?
    «Certo. Non so scrivere nel raccoglimento. Ho bisogno di vita intorno a me e i bambini facevano un grande casino creativo. Mia moglie dice che non sono un romanziere, ma un corrispondente di guerra». MOrTelliTi: «Mi ricordo che quando ero piccola, il nonno metteva sempre musica jazz di sottofondo e passeggiava su e giù: le sue famose pause di riflessione. Mi sono accorta di fare lo stesso anche io. E poi giocavo a portargli caffè immaginari... Per colpa sua mi è rimasta la testa tra le nuvole».
    Camilleri: «Scoprii che alle bambine piacevano vestiti orrendi con paillettes e lustrini luccicanti. Così passavo in rassegna i grandi magazzini e li compravo. Ero l’unico cliente di quel genere di cose».

    Andrea, lei che ricordi ha dei suoi nonni?
    Camilleri: «Quella materna, Elvira, aveva una casa di campagna a Porto Empedocle. In estate stavo sempre con lei, mi leggeva Alice nel paese delle meraviglie. Mi ha insegnato a fantasticare».

    Fu lei a iniziarla alla scrittura?
    Camilleri: «Penso di sì. Mia nonna aveva un linguaggio personalissimo con gli oggetti. Una volta la sorpresi a parlare con una saliera del Settecento: “Tu sono centinaia di anni che ci guardi a noi e ci vedi morire, ma io non te la darò questa soddisfazione”. Poi la prese e la buttò via. Il mestiere del nonno è bello: non hai responsabilità e sei il padre dei vizi».

    Quali, Alessandra? Fiorello, nell’imitazione di suo nonno, ha calcato la mano su quello del fumo...
    Mortelliti: «Ero una fumatrice, sì, ma ho smesso».
    Camilleri: «Certo, io sono un dissuasore del fumo, anche se i miei tentativi di dire basta sono stati un fallimento. Al massimo ho resistito per 22 giorni, poi sono svenuto. Ora ho un’autonomia di sei ore, a prova di viaggio in treno».

    “La scomparsa di Patò” è il primo dei suoi romanzi a diventare un film. Come mai?
    Camilleri: «Non c’è romanzo che non sia stato “opzionato” da qualche produttore, ma poi puntualmente qualcuno alza le braccia di fronte ai costi. Invece questa pellicola è la dimostrazione che si può fare un lavoro ottimo supplendo con l’intelligenza alla scarsità di fondi».

    E lei, Alessandra, che voto si dà per l’interpretazione?
    Mortelliti: «Io mi sono preparata tantissimo e poi ho seguito i consigli di mio nonno, che mi ha suggerito di non “caricare” troppo il mio personaggio. Alla fine il suo commento è stato: “Niente da dire”».

    Se ho capito bene, in camillerese, questo è un gran complimento... Lei, invece, ha mai temuto i critici?
    Camilleri: «Sono abituato a leggere ad alta voce a mia moglie quello che ho scritto. Lei è la mia vittima designata, ma è anche una donna tosta: quando facevo il regista, non ero terrorizzato dai critici, ma dalla sua presenza in platea! Per questo non smetterò mai di esserle grato. Io e lei siamo un mostro a quattro zampe».

    E che cosa ha detto quando ha visto Alessandra in “La scomparsa di Patò”?
    Camilleri: «Io e mia moglie eravamo esterrefatti: con quel trucco e costumi, assomigliava tantissimo... a mia zia Elisa. E pensare che, quando voleva entrare all’Accademia di arte drammatica, ho anche telefonato ai miei ex colleghi perché non l’accettassero all’esame. Ho fatto il possibile per impedirle di diventare attrice!».
    Mortelliti: «E io ho studiato il doppio, per non fare la figura della “nipote di...”».

  • Grazia.it