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Adam Cohen: «Papà, vuoi cantare con me?»

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  • ADAM COHEN: «PAPÀ, VUOI CANTARE CON ME?»

  • BY

    Cristina Marinoni

  • Essere figli di una leggenda della musica, seguire le sue orme, cercare di “sopravvivere” agli inevitabili paragoni: non è stato facile per Adam Cohen trovare la sua strada. Ma ora che ce l’ha fatta, può finalmente parlare di Leonard, suo padre: «Ho trascorso tutta la vita a ribellarmi al suo mito. Finché non ho capito che lui è il mio maestro, il mio idolo». E qui gli lancia un messaggio...

    Bello e affascinante, ma burbero e spigoloso: è questo il profilo di Adam Cohen che tratteggio dopo una manciata di minuti vis-à-vis. Dalle prime risposte secche, sembra molto disinteressato ad ascoltarmi e poco disponibile a parlare persino del nuovo album Like a man (mi domando perché abbia accettato l’incontro, allora).

    Poi, a sorpresa, il 39enne cantautore canadese, figlio di Leonard - poeta, romanziere e leggenda della musica - si anima: gli occhi brillano, sorride e diventa addirittura difficile interrompere i suoi monologhi. Succede proprio quando gli nomino il padre: «Ho trascorso tutta la vita a ribellarmi al suo mito. Il mio cognome così celebre e prestigioso è sempre stato un carico troppo pesante da sopportare. Ora, al contrario, ringrazio ogni giorno di chiamarmi Cohen» racconta. L’intervista vera comincia qui.

    Che cosa le ha fatto cambiare idea?
    «L’età: ormai sono un uomo, ho accumulato esperienze a sufficienza per affermare un’identità precisa, quindi non mi metto più in competizione con papà e, finalmente, riesco ad apprezzare appieno la sua eredità».

    Prima, invece?
    «Era una rivalità continua. Del resto, se segui le orme paterne, il confronto è inevitabile. Magari a te il paragone non interessa granché, ma alla stampa e al pubblico sì e finisci per subirlo».

    In altre parole, essere un figlio d’arte è più uno svantaggio che un privilegio, a differenza di quanto si pensi.
    «Sì, lo provo ancora sulla mia pelle: appena dico “Cohen”, l’attenzione si focalizza su Leonard e Adam passa in secondo piano».

    E lei come reagisce?
    «Esattamente nel modo opposto di quando ero ragazzo (sorride, ndr). All’epoca volevo affermare la mia personalità e con lui non perdevo l’occasione di mostrarmi arrogante e presuntuoso».

    Oggi, invece, come è il vostro rapporto?
    «Splendido. Papà è il mio idolo, mi entusiasmo come un bambino a parlarne, se ne sarà accorta anche lei... È il mio maestro di vita. Da quando sono padre di Cassius, nato nel 2007, mi rendo conto degli sforzi che ha compiuto per mantenere un legame forte con me, nonostante le distanze: quando i miei genitori si sono lasciati, ero piccolo e ho seguito mia madre (l’artista Suzanne Elrod, ndr) tra Francia, Grecia, New York, Los Angeles, eppure lui è sempre stato presente. Un esempio? A 17 anni sono rimasto in ospedale sette mesi per un incidente d’auto e mio padre tutti i giorni trascorreva ore a leggermi libri».

    E nella musica? Chi è il suo maestro?
    «Mio padre: basta ascoltare Like a man per capire che mi ispiro a lui. L’album è un omaggio alla sua arte straordinaria e al suo stile inconfondibile. Che ho scoperto essere anche il mio, mentre registravo la raccolta».

    Il dna non mente, insomma.
    «Proprio così, me ne sarei dovuto accorgere prima. I brani risalgono a parecchi anni fa, ma ho aspettato tanto a pubblicarli perché avevo il terrore di non trovare un’etichetta e una radio che li mandassero in onda: canto e suono ballate romantiche, storie intime dal ritmo folk, non hit da Mtv. Non venderò milioni di copie, ma è il disco del quale vado più orgoglioso in assoluto, al punto che la prima persona a cui l’ho fatto ascoltare è stato papà».

    Come ha reagito?
    «Mi ha detto: “Sono pezzi semplici e sinceri che arrivano dritti al cuore”. Un complimento meraviglioso che mi incoraggia a continuare il percorso nel solco della tradizione “Cohen”».

    Tradizione che potrebbe culminare con un vostro duetto...
    «Il progetto c’è, però non abbiamo nessuna idea di quando lo realizzeremo. Nel frattempo, il “maestro” mi ha chiesto di collaborare al suo nuovo album, Old ideas, che uscirà a giorni. E io ne sono onorato».

  • Grazia.it