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Les Contes d’Hoffman alla Scala, visto e recensito per voi

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Le Contes d'Hoffman a La Scala

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Le Contes d'Hoffman a La Scala

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  • LES CONTES D’HOFFMAN ALLA SCALA, VISTO E RECENSITO PER VOI

  • BY

    Courtney Smith

  • Dal 1949 a oggi, l’opera fantastica di Jacques Offenbach Les Contes d'Hoffmann è andata in scena al Teatro alla Scala solo cinque volte; ma valeva la pena attendere fino alla prima di domenica sera, nella versione del regista canadese Robert Carsen: una produzione moderna e ben diversa dalle precedenti, spesso piene di sfarzo e romanticherie.

    La produzione di Carsen aveva debuttato nel 2000 per l’Opéra national de Paris, ma per l’occasione è ritornata con un nuovo allestimento. La storia – basata sui racconti di E.T.A. Hoffmann nell’interpretazione del libretto firmato da Jules Barbier – si svolge in un prologo, tre atti e un epilogo. Il protagonista, Hoffmann, narra le tre grandi avventure amorose della sua vita – quelle con Olympia, Antonia e Giulietta – e la minaccia di quattro “cattivi”: Lindorf, Coppélius, Dapertutto e Docteur Miracle.

    Carsen crea un teatro dell’opera dentro il teatro dell’opera, come ha già fatto per l’acclamata nuova produzione del Don Giovanni di Mozart che a Sant’Ambrogio ha aperto la stagione 2011-12 del Teatro alla Scala.

    Hoffmann, interpretato dal tenore messicano Ramón Vargas, ha impiegato un po’ di tempo a scaldarsi ma ha poi raggiunto un timbro dolce e melodioso. Hoffmann è consacrato alla Musa, interpretata dal mezzosoprano Ekaterina Gubanova in parrucca bionda, tunica bianca e arpa. La Musa si toglie la parrucca e diventa Nicklausse, amico fidato di Hoffmann, presente in tutta l’opera. Anche se la regia di Carsen ha minimizzato l’importanza del personaggio di Nicklausse, Gubanova lo ha cantato meravigliosamente, con una voce piena e ricca.

    L’avventura comincia nel gabinetto dello “scienziato pazzo” Spalanzani (cantato e recitato in modo eccellente dal tenore francese Rodolphe Briand), che sta dando i tocchi finali alla figlia/bambola meccanica Olympia. Con la celebre aria di Olympia, "Les oiseaux dans la charmille", la soprano americana Rachele Gilmore ha fatto sfoggio della propria impeccabile agilità. La sua Olympia è una teenager affamata di sesso; mentre cantava in braccio a Vargas, le sue sfolgoranti note alte avevano un’eco estatica. Ma si  è meritata gli applausi anche per il coraggio di aver cantato indossando  una tuta color carne che la faceva sembrare completamente nuda.

    Ildar Abdrazakov è stato l’interprete unico dei quattro villains. Il basso russo ha cantato Lindorf con un ottimo peso vocale che ha sacrificato la potenza a vantaggio dell’espressione lirica. Passando per i ruoli di Coppélius, Dapertutto e Docteur Miracle, Abdrazakov ha messo in mostra colore e agilità.

    Per l’atto secondo la scena si trasferisce a Monaco. Hoffmann è innamorato di Antonia (cantata dalla soprano austriaca Genia Kühmeier), figlia del liutaio Crespel (il baritono americano William Shimell). Fantastici i duetti di Kühmeier e Vargas. Notevole anche Abdrazakov nei panni del Docteur Miracle; bella l’aria di Frantz, interpretato dal tenore italiano Carlo Bosi.

    L’atto terzo si conclude a Venezia, con Veronica Simeoni (mezzosoprano) nel ruolo della cortigiana Giulietta: un’interpretazione efficace ma nel complesso fredda. Ben cantato e ben recitato il personaggio di Schlemil (il basso francese Nicolas Testé). La famosa barcarola è stata accompagnata dal coro, eccellente, diretto da Bruno Casoni.

    Lo sloveno Marko Letonja, sul podio, è stato l’elemento più curioso della serata. La sua direzione durante il primo atto era come depurata da coloriture melmose e ampollosità. L’effetto, piuttosto, era quello di una leggerezza mozartiana, per una composizione come questa di Offenbach che, tradizionalmente, viene diretta in modo molto più vistoso, arzigogolato e sgargiante. Il risultato è stato invece di eleganza assoluta. Negli atti secondo e terzo la direzione ha proseguito con un colore più profondo e vibrante, ma sempre mantenendosi su un livello più simile a quello comunemente associato a Mozart o Massenet.

    È noto come Offenbach tenesse molto all’idea che le sue composizioni risultassero serie (e non comiche), e tra la messinscena moderna e provocatoria di Carsen e l’elegante direzione di Letonja, siamo sicuri che il compositore avrebbe molto apprezzato questa produzione elegante e dignitosa.

    Les contes d’Hoffmann è in scena dal 15 gennaio al 5 febbraio 2012 al Teatro alla Scala.

  • Grazia.it