RANDOM JOY
LEONARD COHEN, "OLD IDEAS": ESCE OGGI IL DODICESIMO ALBUM DEL MAESTRO
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Oggi esce il nuovo disco di Leonard Cohen. Si chiama “Old Ideas”. Sono dieci canzoni, e ve le raccontiamo traccia per traccia.
Su Going Home ci si potrebbero fare degli esami di semiotica del testo, perché Leonard Cohen dice "Vorrei parlare con Leonard, quella specie di pigro bastardo in giacca e cravatta". Leonard vorrebbe scrivere la canzone d'amore perfetta, un inno al perdono, un manuale che insegni ad accettare le sconfitte, un grido di dolore per i sofferenti, ma non può, perché lui fa solo quello che gli dico io - io chi? - e quello che deve fare è ripetere: torno a casa, torno a casa, dietro al sipario, mi levo la maschera che portavo, torno a casa.
Amen ha il problema che quando un anglofono pronuncia Amen dice sempre "eimen", che nel caso di Leonard Cohen suona particolarmente “Hey, Man!” (quindi, in Italia, suona particolarmente come il titolo di una canzone di Zucchero - anche bella, per carità - però, insomma). Però la trombetta è bella, il violino anche, amen.
Per Show me the place, primo singolo, avevamo già esultato a tempo debito.
Darkness è una specie di Tanta voglia di lei dei Pooh, dove lei è l'Oscurità: eri giovane, era estate, I just had to take a dive: conquistarti è stato facile, ma in cambio mi ritrovo con questa oscurità che è meglio se mi lasci perdere, guarda.
Anyhow, in ogni modo, dai, è colpa un po' di tutti e due, lo so che non mi perdonerai mai, ma magari potresti provare; lo so che mi odierai per sempre, ma magari potresti odiarmi un po' meno; lo so che l'abbiamo finita da schifo e sei arrivata a dire che non mi hai mai amato, ma potresti amarmi un po' lo stesso. L'altra notte ti ho sognato: indossavi metà del tuo solito vestito.
Crazy to love you dice che per amarti sono diventato matto, ho abbandonato tutto, per amarti sono diventato qualcuno che odierei, per amarti sono diventato nessuno. Ma c'è da dire che la pazzia è un nascondiglio migliore di un addio, quindi starò qui. (voce e chitarra. vertice del disco. instant classic. la nuova Suzanne. l'ho ascoltata quattro volte a fila. che bel pezzo. che bel pezzo.)
Come healing è l'inevitabile tributo al Trascendente, lo Spirituale, non so come lo vogliamo chiamare questa volta: su Leonard Cohen è sempre divertente raccontare che durante il suo periodo di ritiro buddista si guadagnò il soprannome Il Silenzioso, e farsi dare del silenzioso da dei monaci buddisti è una finezza, soprattutto se di mestiere canti, ma più che cantare, parli.
Banjo è una canzone senza banjo: ci sono chitarre, contrabbassi, spazzole, coretti, trombette, ma niente banjo. La canzone parla di Leonard Cohen che guarda il mare scuro e sulla riva trova, indovina un po', un banjo. Rotto. Portato lì dalla corrente. Strappato dalle spalle di qualcuno. Riesumato da una tomba. Cosa ci fa un banjo rotto sulla spiaggia? It's coming for me darling, no matter where I go, its duty is to harm me, my duty is to know.
Lullaby è una ninnananna, come suggerisce il titolo, in tre quarti, con l'armonica e i coretti. Una noia mortale.
Poi se vuoi le parole giuste per chiudere una relazione, basta aspettare l'ultima canzone: we find ourselves on different sides / of a line nobody drew /though it all may be one in the higher eye / down here where we live it is two. Traduco: "ci troviamo da due parti opposte, divisi da una linea che nessuno ha disegnato: lo so che visti dall'alto sembriamo una cosa sola, ma quaggiù siamo purtroppo due". Leonard Cohen è un signore e "purtroppo" non lo dice, ma ci siamo capiti. Come mai vi siete lasciati? Eh, ci siamo tipo trovati da due parti opposte, ma la linea di divisione, cioè, non l'aveva mica disegnata nessuno, capisci? No. Eh, fattelo spiegare dal pigro bastardo in giacca e cravatta.
Il nuovo disco di Leonard Cohen esce oggi. Io sono contento anche solo di vederlo lì seduto in giardino vestito come una Iena col cappello, quindi magari non faccio testo. Comunque c'è lo streaming gratis, eh.




