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Azealia Banks: la star del MET Ball 2012

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  • AZEALIA BANKS: LA STAR DEL MET BALL 2012

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  • Azealia Banks, 20 anni, Harlem, questa sera sarà la stella del MET Ball 2012 .

    Si scrive Azealia e si pronuncia Ah-zee-lee-yah, come specifica sul suo profilo di Twitter . Sembra voler dire: “non avete scuse, ora siete obbligati a saper dire il mio nome”, e una volta che lo ripeti ad alta voce non te lo levi dalla testa, come i beats di “212”.

    Era il settembre dell’anno scorso quando il suo video di esordio diventava un fenomeno virale. Un video in bianco e nero, semplicissimo – di una semplicità quasi forzata che fa sospettare ci sia dietro un meticoloso studio di immagine – e soprattutto ipnotico. Le sue labbra in primo piano scandiscono oscenità irripetibili, ma vengono ripetute dalle scritte lampeggianti in sovraimpressione. Azealia, appena maggiorenne e con una felpa di Topolino, ha l’aria arrogante di chi vuole scioccare tutti e ci sta prendendo gusto.

    Col senno di poi, quell’arroganza ha pagato bene. Una volta rotto il contratto con la XL Recordings, che aveva per lei grandi progetti mai andati in porto per incompatibilità artistiche, la cantante è andata per la sua strada facendo quello che fanno migliaia di speranzosi: aprire un canale su YouTube. Due anni dopo, alla XL si staranno mangiando le mani (anzi no, si staranno mangiando una mano mentre con l’altra contano i soldi che hanno fatto con Adele) e Azealia non ha esitato a dare loro degli idioti pubblicamente per non averla assecondata.

    Prendere o lasciare. Azealia sembra soffrire dello stesso disturbo di M.I.A. o Kanye: quel disperato bisogno di apparire e cercare la rissa mediatica a tutti i costi. Il sintomo più comune è il non sapere contare fino a dieci prima di spedire un tweet – lo definirei “dissing compulsivo”. Finora la sua vittima preferita è stata Nicki Minaj: l’ha velatamente accusata di plagio dicendo che l’idea della Barbie di colore era sua dai tempi di MySpace (un’era geologica fa, quindi) e ha definito la carriera della collega “un tributo a Lil’ Kim” . Alla base dell’astio ci sono i continui paragoni alla Minaj da parte di pubblico e giornalisti. Eppure nei loro curricula c’è un grosso elemento in comune: hanno frequentato la stessa scuola drammatica a Manhattan – ed è probabilmente da qui che deriva il gusto per la teatralità di entrambe, quel modo in cui riescono a cambiare voce e personaggio da una strofa all’altra. La versatilità di Azealia, però, è resa ancora più evidente dalle sue scelte musicali: una cover degli Interpol , un pezzo rap che campiona i Ladytron , una collaborazione dance con gli Scissor Sisters , e ovviamente “212”, manifesto ideale per rappresentare tutte le anime musicali che convivono nell’artista.

    È quindi impossibile immaginare che direzione prenderà la sua carriera nei prossimi mesi, e gli indizi sono tanti e confusi: sta lavorando al primo disco con Paul Epworth (produttore di Adele), girando un video con Nicola Formichetti (stylist di Gaga) e un servizio fotografico con Inez + Vinoodh (collaboratori storici di Björk).
    Quelli che amano liquidare tutto sbuffando “è già troppo mainstream” si tengano pronti, ma io non ho la minima intenzione di moderare il mio entusiasmo.

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