MATTEO CACCIA: “LA RADIO FATTA BENE È UN SUONO CHE RIMANE IN TESTA”
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Matteo Caccia è una delle voci più popolari di Radio 24. Ogni giorno conduce dalle 16,00 in avanti la trasmissione Voi Siete Qui. Ma la sua carriera radiofonica è piuttosto lunga e varia e ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Ci racconti brevemente la tua carriera radiofonica?
Ho cominciato a Radio Popolare come inviato per un programma satirico, poi le estati su Radio2 con dei programmi di intrattenimento. Nel 2008 ho iniziato a fare storytelling, sempre su Radio2, con un programma che si chiamava Amnèsia che era il diario di un uomo che aveva perso la memoria. Modificando la sostanza, ma non la forma della narrazione autobiografica, sono passato a Radio24 prima con Vendotutto un programma in cui vendevo tutti gli oggetti della mia, vita raccontando la storia di ognuno, e poi con Io Sono Qui un romanzo radiofonico a puntate.
Quest'anno è la volta di Voi Siete Qui. Come funziona e qual è lo scopo - se di scopo possiamo parlare - di una trasmissione del genere?
Voi Siete Qui è un programma in cui ogni giorno si racconta la storia di una persona. Chiedo agli ascoltatori di inviarmi un racconto di una pagina che racconti qualcosa di loro. Un episodio piccolo o grande, che per loro è particolarmente significativo. Dedicando ogni puntata ad una storia diversa, quello che si ottiene è una mappa di storie che in qualche modo dicono qualcosa di questa epoca e di questo paese.
I social network come Facebook o Twitter, secondo te, hanno cambiato il tipo di rapporto che c'è tra conduttore e ascoltatore?
Facebook è semplicemente un altro modo per ricevere delle mail guardando in faccia chi te le manda. Tutto è pubblico e lascia tracce. I profili dei programmi spesso sono delle fan page gestite dalle redazioni che servono per raccogliere piccole storie da utilizzare in onda. Twitter invece è qualcosa di più intimo: quando leggi il tweet di un conduttore o di un attore, ma anche di un calciatore, hai la sensazione di ricevere un sms direttamente da lui. In onda però sono più utili probabilmente per i programmi di informazione, che per programmi come i miei.
Da anni si parla della radio come di un media in crescita, in continua evoluzione. Come lo vedi tu? Cosa ti piace e cosa invece no?
L’adagio più comune è che la qualità della radio sia più alta di quella della tv. Non credo sia così: credo che in tv si trovino cose belle così come le si trovano sul web, nei magazine e alla radio. E che allo stesso modo alla radio ci siano porcherie inascoltabili. Forse a differenza degli altri mezzi, però, la radio si salva anche quando è fatta male perché è un suono, e appena è passato te lo sei dimenticato. Se quel suono invece ti rimane in testa significa che qualcosa di buono è stato richiamato, musica o parole che siano. La sensazione è che chi gestisce i grandi media si riempia la bocca dicendo che la radio è un mezzo in grande espansione, ma poi la tratti come il delegato di rete Diego Lopez di Antonio Catania in Boris: “dopo la tv c’è il cinema, dopo il cinema la radio e poi la morte”.




