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Marina Abramović: «Voglio una tuta da astronauta»

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  • MARINA ABRAMOVIĆ: «VOGLIO UNA TUTA DA ASTRONAUTA»

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    Gloria Maria Cappelletti Fabrizio Meris

  • Sono le 8 precise del mattino a New York ed abbiamo un appuntamento telefonico con Marina Abramović . La prima cosa che pensiamo e’ che lei sia veramente un esempio di disciplina, quindi non possiamo tardare, e infatti Marina ci risponde subito, con una voce solare e accogliente. Inizia così la nostra piacevole conversazione....

    Come trova la pace interiore necessaria per affrontare l'impatto emotivo che la sua arte performativa ha sul pubblico? Attraverso la pratica del suo metodo?
    Questa è una domanda interessante. Sì, devo fare una preparazione per ogni performance che faccio. Ad esempio per la performance The Artist is Present al MOMA mi ci è voluto un intero anno di preparazione. Ogni volta che lavoro su una nuova performance devo cambiare il mio intero metabolismo, per vedere come il mio corpo possa funzionare e lavorare sotto stress. Così, per un anno non ho consumato il pranzo e ho dovuto imparare a confrontarmi con questo fatto. Ci sono anche molti altri esercizi; mi sono recata in India per due mesi per imparare a liberarmi dalle tossine, dalla radioattività e dai metalli pesanti presenti nell’organismo, per purificare e ripulire il mio corpo. Quando sto lavorando con il pubblico e devo presentare un concetto perfetto non posso  pensare a me stessa. Le nostre vite sono condizionate dal vivere in un contesto urbano di città affollate, ed è difficile mantenere puliti il proprio corpo e la propria mente. È molto importante imparare a gestire lo stress e a sapersi esprimere al meglio in una situazione stressante. La risposta più onesta è che il mio lavoro è in realtà pieno di contraddizioni, mi sottopongo a  preparazioni con regole strettissime, poi le interrompo e ancora una volta ci sono preparazioni ed interruzioni. Si tratta di trovare un equilibrio.

    Dopo la performance, a lei cosa rimane del coinvolgimento con il pubblico?
    Innanzitutto la performance è una forma d'arte immateriale, tutto è incentrato sull’esperienza del momento, è una sorta di memoria. Pensate alla cultura aborigena che esiste da oltre trentamila anni e non ha parole scritte e tutte le sue cerimonie sono state trasmesse oralmente di generazione in generazione. La performance è un’esperienza simile in un certo senso: è davvero la narrazione di quella che è la nostra esperienza, passata a un'altra persona che a sua volta la passerà ancora ed ancora. Si tratta di uno scambio di energia. Nel caso del MOMA, ad esempio, naturalmente c’è una documentazione dell'installazione, ma ciò che è rimasto in me è un’enorme gratitudine verso le persone che sono venute e mi hanno detto come ho cambiato la loro vita, il loro modo di pensare la realtà. Non c'è nulla di fisico e tangibile, è tutto invisibile ed emotivamente forte; la memoria è lì presente e può durare per molto tempo. L'esperienza è profonda e non mi abbandonerà mai.

    The Abramović Method è nato da un percorso performativo ma sembra avere anche un forte risvolto educativo. Cosa pensa dell’idea di performance come nuova pedagogia?
    Spero davvero che un giorno potremo insegnare il «Metodo Abramović» anche nelle scuole con bambini. Ad esempio è molto interessante come David Lynch stia insegnando meditazione trascendentale proprio nelle scuole: sta facendo conferenze e scrivendo un libro su questa esperienza. Lynch è ancora un regista, ma ha capito quanto sia importante la concentrazione e la generazione di uno stato meditativo della mente. Anche io, dopo tutto questo viaggiare e tutte queste esperienze con le culture differenti che ho incontrato nel mio lavoro, ho realizzato che ciò che conta è solo il “qui e ora”, l’avere il proprio centro di meditazione in sé stessi. The Abramović Method è il risultato della mia esperienza e può essere applicato a qualsiasi altra struttura sociale. Quando insegnavo ho avuto tre punti fondamentali di ricerca nel mio lavoro:

    - il Corpo dell’ Artista, che sono io mentre eseguo una performance di fronte al pubblico
    - il Corpo del Pubblico, che è il pubblico mentre esegue una performance
    - il Corpo degli Studenti, che è insegnare l’arte della performance alle giovani generazioni di artisti.

    Ma ora in The Abramović Method c’é stata un’evoluzione e i tre corpi Artista, Pubblico e Studenti si fondono in un corpo unico che diventa The Abramović Method. Può essere applicato in modo flessibile, dai manager di “Business Corporations”, come anche dai bambini. Si tratta di un metodo adattabile a tutte le generazioni e contesti sociali. Ho iniziato a Milano per vedere come avrebbe funzionato con il pubblico italiano, che è il pubblico più bello, perché davvero vive l'esperienza nel modo più serio e coinvolgente possibile e mi ha dato un risultato prezioso. Ora so come regolare leggermente alcuni aspetti e continuare. Mi piacerebbe che il Metodo venisse applicato in diverse parti del mondo simultaneamente, può diventare qualcosa di simile a fare tai chi nei parchi in Cina. Voglio anche fare uso di Internet e condividere on-line semplici esercizi, come ho detto al PAC, ci sono cose semplici da fare, come prendere una sedia, un bicchiere d'acqua e guardare un muro bianco per dieci minuti. Questo è un perfetto «Metodo Abramović»: basta fermarsi per un po' e prendere il respiro. Essere con sé stessi, questo è il messaggio più importante.

    L'arte in generale può ritrovare la sua etica in una dimensione pedagogica attraverso la formazione dei giovani?

    È estremamente importante. Penso che dagli anni '80 in poi l'arte sia in qualche modo andata in una direzione sbagliata: è diventata un bene di scambio. Oggi siamo di fronte a una crisi economica, che può essere buona per l'arte, perché stiamo andando indietro verso quell'essenza perduta. Questa è la ragione stessa per cui ho scritto Artist’s Life Manifesto in cui esprimo le mie idee sulla moralità. Penso che abbiamo perso la moralità anche nella politica. L'arte deve rigenerarsi e trovare un modo per tornare a una dimensione morale; l'unico modo è condividere una qualità spirituale e oggi gli artisti hanno una funzione più importante che mai. Non possono sedere inerti nei propri studi e indulgere in autocommiserazione, dobbiamo uscire allo scoperto e cambiare lo stato delle cose. Siamo tutti interconnessi come esseri umani e abbiamo bisogno di spostare il centro della nostra attenzione. Non si tratta di ego, si tratta di condividere. Si tratta in un certo senso di una contraddizione, infatti gli artisti hanno spesso un ego enorme, ma per esempio io credo di essere umile, disponibile e cordiale con tutti, allo stesso tempo, vedo il mio nome come un marchio, e voglio usare il mio nome per dare e diffondere un messaggio forte

    È stata già annunciata la nascita dell'Abramović Center for the Preservation of Performance Art sull' Hudson, a New York. Il suo fine sarà supportare la formazione dei giovani artisti. Come pensa che questo programma verrà sviluppato?

    È ancora un work in progress molto complicato; non ho mai gestito una situazione simile in tutta la mia vita. Innanzitutto faremo una conferenza stampa a New York con Rem Koolhaas per presentare il progetto. Poi dobbiamo iniziare la raccolta di fondi e trovare quindici milioni di dollari per renderlo possibile, cosa totalmente nuova per me. Il programma avrà una struttura multipla: ci sarà una scuola per il pubblico, workshop per giovani artisti e ci saranno curatori diversi per diverse sezioni di ricerca: cinema, danza, opera (un nuovo tipo di opera che si sta sviluppando ora), video performance, veramente ogni forma di arte performativa che possa immaginare. Tutte le proposte saranno forme di arte “time based” e relazionate alle arti performative. Ci saranno anche lavori commissionati di opere d'arte di lunga durata. Voglio davvero fare qualcosa di realmente unico e presentare un’esperienza totalmente nuova.

    Cosa rappresenta per lei il «Metodo Abramović»? La maturità di un percorso artistico e di vita o solo una tappa intermedia prima dell'ultima stazione già  preannunciata in Life and Death of Marina Abramović?

    Questo è molto divertente, sapete cosa è successo... stavo pensando fino a ieri che The Abramović Method sarebbe stato il mio ultimo grande progetto. Ma qualcosa è successo. Ho discusso per qualche tempo sul concept di un servizio fotografico per una rivista ed ho suggerito di voler indossare una tuta da astronauta. Finalmente, la tuta da astronauta è arrivata e l’ho indossata. Mi è piaciuto moltissimo ed ho provato una sensazione così nuova e incredibile… Ora voglio fare una crociera nello spazio ed avere una nuova fonte d’ispirazione. Sto proprio per ordinare una tuta da astronauta, l’ho sentita come una seconda pelle, ho bisogno di averne una assolutamente.

    Alla fine della nostra conversazione abbiamo condiviso alcuni pensieri sulla moda…

    Prima ero un po’ troppo timida per dire che in realtà la moda mi piace. Ci sono grandi designer e amo le soluzioni originali che alcuni di loro trovano. Ad esempio in passato ho realizzato un progetto con Riccardo Tisci e abbiamo scattato un'immagine intitolata The Contract dove si vede come “la Moda” si nutra “dall’Arte”. Questo è stato un progetto molto divertente proprio per una rivista di moda. Recentemente sono stata a Parigi ed ho visto l'ultima sfilata di Costume National. Ho scoperto quanto sia speciale questa collezione. Ci sono dei capi con una struttura molto architettonica e interessanti, incredibilmente rigorosi in bianco e nero: mi sono piaciuti molto. Alcuni dei vestiti della loro nuova collezione hanno quasi un senso monastico, e penso veramente che siano adatti al mio stile.

    Lasciamo cosi Marina Abramović con la curiosita’ di sapere presto quali saranno le sue nuove avventure nel mondo sospeso della performance, in bilico tra il qui ed ora, nel respiro di un attimo di fronte ad un muro bianco, sognando lo spazio immenso visto attraverso il casco di un astronauta post romantico...

    MARINA ABRAMOVIĆ

    The Abramović Method
    a cura di Diego Sileo ed Eugenio Viola21 Marzo - 10 Giugno 2012PAC Padiglione D'Arte Contemporanea Milano

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