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Claudia Losi: C'era una volta una balena

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Les Funerailles de la baleine, la performance
La processione verso Viafarini
Vinicio Capossela guida la processione di balene dalla Stazione Centrale di Milano
Sfera di Rivoluzione 2010-11
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Les Funerailles de la baleine, la performance Photo D.Lasagni
Credits: Photo D.Lasagni

La processione verso Viafarini

Vinicio Capossela guida la processione di balene dalla Stazione Centrale di Milano

Sfera di Rivoluzione 2010-11
Credits: Courtesy Monica De Cardenas, Photo D.Lasagni

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  • CLAUDIA LOSI: C'ERA UNA VOLTA UNA BALENA

  • BY

    Sara Schifano

  • Una processione di balene di tessuto guidata da Vinicio Capossela ha chiuso lo scorso 26 aprile il Balena Project dell'artista Claudia Losi, che dopo sei anni termina il progetto con un film e ospiti eccezionali come Antonio Marras e lo stesso Vinicio.
    
Qui l'artista ci racconta questa lunga storia e l'inizio di quelle che verranno.

    Parlaci della genesi e lo svilupparsi di Balena Project. Avevi previsto sin dall'inizio una durata tanto lunga?

    Nel 2004 ho iniziato a cucire la pelle della balena con un tessuto di lana di 24 metri. L'idea è cresciuta a più livelli, in modo affatto istintivo, da una serie di storie e ricordi che si sono affastellati l'uno sull'altro. L’immaginario animale veniva da alcuni lavori fatti in precedenza e da un racconto di amici, che da bambini ricordavano di aver visitato coi genitori Goliath, una balenottera comune che si era arenata alla fine degli anni Cinquanta nel Nordeuropa per poi essere acquistata da una famiglia svizzera e esibita in tutta Europa per vent’anni.  E infine un film, "Le armonie di Werckmeister" del regista ungherese Béla Tarr, e il cui protagonista è proprio un enorme cadavere di balena che viaggia in un container di metallo guidato da un nano malefico. 
Il progetto era ambizioso, ma grazie alla collaborazione spontanea di molti sono riuscita finire la scultura seppure nel modo più complicato, dall’esterno verso l’interno. La balena finita ha quindi iniziato il suo pellegrinaggio in Italia, Sudamerica, Inghilterra e Francia. La volontà era quella di attivare attorno alla scultura una serie di progetti che si ampliassero a filiera, proprio come era avvenuto per la sua genesi. Un progetto non pensato per rimanere per sempre ma che si formasse facendolo, fino alla sua conclusione. Mi interessava lavorare sul principio fondamentale che le idee devono trasformarsi per sopravvivere.

    E infatti tutto si è concluso nell’ottobre del 2010 con la performance all'interno di un vecchio opificio tessile, una vera "cerimonia" di 24 ore. Lo scorrere del tempo e il carattere “in progress” sono un elementi forti del tuo lavoro.
    
Nel caso di Balena Project questo aspetto è evidente, ma è una caratteristica comune a tutti i miei progetti. Quello che mi interessa, più che il risultato formale o il discorso strumentale è cercare di vedere che tipo di relazioni e accrocchi di vita possono nascere da un progetto. Il fatto che si possa trovare un modo per raccontare il tempo attraverso la creazione di forme stimolanti.

    Nella performance finale sono coinvolti anche Antonio Marras e Vinicio Capossela. Come sono nati questi incontri? 

    Anni fa Antonio Marras mi ha invitato a partecipare a una mostra ad Alghero e mi ha messo in contatto con delle signore di un piccolo villaggio vicino a Sassari con cui  ho fatto un progetto di ricamo collettivo estremamente emozionante. Siamo poi rimasti in contatto e quando mi sono sentita sufficientemente solida per proporgli un progetto, gli ho chiesto di disegnare le giacche da ricavare dalla pelle della balena. Le prime cinque sono stare fatte su misura per Vinicio Capossela che conosco da anni e ha partecipato alla performance. Poi, per ringraziarlo, abbiamo intrecciato il finale con l'uscita del suo nuovo disco, “Marinai, profeti e Balene” con la processione delle balene. Il video “Les Funerailles de la baleine” è stato presentato nella vecchia sede di Viafarini, e ho insistito che avvenisse lì perché proprio da lì era iniziato tutto.

    Quanto è necessario per l'arte contemporanea incontrare altri mondi come quello della moda, o della musica? E per il tuo lavoro?

    Per me è sempre stato fondamentale confrontarmi con ciò che era fuori dall'arte contemporanea. Credo sia indispensabile guardare fuori se no si rischia di lavorare in modo sterile. Tutto deve avvenire con una certa coscienza di quello che stai facendo, guardando senza presunzione e captando il più possibile.

    Cosa hai in cantiere per il futuro?

    Ho già iniziato un progetto che sta andando avanti in maniera molto discreta che ho già presentato alla Galleria Monica De Cardenas. Si tratta di Sfera di Rivoluzione, una luna non finita di filo di lana e seta che sarà riconsegnata all'acquirente il 18 novembre di quest'anno.
L’ispirazione per quest’opera viene da una tradizione centenaria in Cina e poi in Giappone, dove si creavano queste sfere da gioco in filo e per evitare che si sfaldassero venivano rattoppate con dei ricami meravigliosi. Mi piaceva l’idea che un oggetto tanto bello fosse usato come palla da gioco, come una sorta di Haiku rotolante. Nel caso della mia luna, dovrebbe avvenire lo stesso, vorrei farla rotolare in delle piccole performance e “rovinarla” un po’. Voglio che sia un oggetto con una storia, non per forza evidente a prima vista. Un po’ come il suo peso, inaspettato per la delicatezza del ricamo, ma reale (pesa 18 chili) perché stratificato di filo in filo dal cuore fino all’esterno.

  • Grazia.it